
Ceffo
Compagnia esplorazione fosse forre orridi
La grande cascata
di Matteo Rivadossi
Ho il collo spezzato già dopo pochi metri. Maledico il mio stesso
esperimento di fissarmi la videocamera sulla schiena. Non bastava
la corda da otto che scivola ribelle nel robot! Ho lasciato gli sguardi
increduli di un centinaio di persone lassù sul bordo. Una sorta di discreta
tifoseria: tanzaniani a sinistra, zambiani a destra perchè Kalambo è la
liquida linea di confine tra occhi uguali. Da questa gente in pochi giorni
abbiamo ricevuto un calore sincero che farebbe vergognare le cortesie
ipocrite del nostro mondo. Che abbiano nei geni il patrimonio del più
grande sito archeologico dell’Africa sub sahariana? L’energia di quei
misteriosi reperti che il fiume continua a sputare?
Pascal è sotto di me ormai non più di qualche metro, giusto quei
due sotto i capi penzolanti del mio spago… pare stia completando
la sosta: cioè l’unico spit. “Buongiorno tirchione”, gli dico “questo
pilastrino staccato vedo è di tuo gradimento!”. Ecco allora che sfoggia
un universale arrugginito, con tutta probabilità un residuato della
sua Val di Mello, per piazzarlo giusto nella taumaturgica frattura
che separa ogni pinnacolo dalla terraferma. Il tutto condito da una
psichedelica fettuccia non omologata. “’Ste guide alpine…”
Al grillo che chiude quell’orripilante “garda” sistemiamo la prima carrucola
a perdere della storia del canyoning, credo. È l’unica maniera di recuperare
un tiro da 200 anche se da 8 mm e completamente nel vuoto.
Dieci metri sotto uno spuntone consiglierebbe di frazionare ma si opta
ovviamente per un sacco appeso a protezione della corda, cioè dei
restanti 190 e del loro preziosissimo carico…
Il fragore delle 5 tonnellate di acqua che si frantumano nel lago
lontanissimo ritmano pensieri e paure come schiocchi di impressionanti
frustate che spezzerebbero il fiato anche ad un apneista. Pascal esce
dal mio teleobiettivo per entrare nei vapori infernali degli ultimi 50 metri.
Zoommate che cercano quel puntino bianco inghiottito ormai dalla
burrasca del Grande Lago.
Separato da noi e da tutto.
Dopo alcuni minuti tocca a me: per far riprese adesso devo scendere
con la camera in mano. Un fischio di libera impossibile da percepire poi
anche questo sogno svanirà mascherato dalla bramosia di possedere
la prova di ogni desiderio.
So che domani Kalambo Fall piangerà dentro di me. |
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