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C’era una volta el bus dei Ladrù

di Matteo Rivadossi e Massimo Zuin
Appunti e qualche rammarico, scendendo la forra
del torrente Trobiolo



Val Camonica: terra di montagne, di ghiacciai e quindi di torrenti.
Un paesaggio ben ramificato quello stilizzato dall’idrografia che
ha così profondamente organizzato il bacino dell’Oglio e dei
suoi affluenti.
Tra Ossimo e Piancogno, proprio sotto la verticale del santuario
dell’Annunciata, occhieggia un profondo intaglio scavato nel
calcare del Triassico. È la forra del torrente Trobiolo che qui
scorre incassato tra strette pareti di roccia in un susseguirsi di
scivoli e cascate presto impercorribili, imperscrutabili al punto
da guadagnarsi un nome da tetra spelonca evocante tenebre
e paure. Semplicemente perché luogo inaccessibile.
Chi non conosce “el Bus dei Ladrù”? Quante storie sono
state raccontate, chissà quanti aneddoti dettati dalla fantasia
attorno a quel buio viaggio d’acqua prima di rivederla sbucare
nuovamente (e quieta) solo dietro la chiesa di Cogno!
Un misterioso ribollire di aneddoti che per assurdo avrebbe
trovato il suo naturale sfogo nella tragedia sfiorata dai due
speleologi milanesi quando, nel 1990, osarono per primi calarsi
in quel buco. Davvero un bel climax se l’incidente fosse stato
ben più grave di una notte all’addiaccio. Se la gente e le famiglie
degli avventurosi l’indomani tirarono un respiro di sollievo, il
Buco si riprese con veemenza e gli interessi l’aura di austera
inaccessibilità.
L’esplorazione della forra fu poi completata, in tutta tranquillità
e con grande gaudio, qualche mese più tardi da alcuni degli
stessi soccorritori, quattro speleologi bresciani appassionati
di canyoning (o di torrentismo, se vogliamo dirla all’italiana).
Scendendo con corde, materiali e tempi adeguati, compirono
anche una moderna discesa di torrentismo in una delle forre
più affascinanti E non solo del territorio bresciano…
Ma il Bus dei Ladrù dal quel momento ritornerà nel dimenticatoio.
Forse perché già sceso. O forse perché per i più, in fondo, nulla
è cambiato.
Per la prima ripetizione bisognerà aspettare il 1997 quando uno
degli autori ed un nutrito gruppetto di amici effettuarono la prima
discesa integrale (dalla centrale elettrica posta in località Rocca,
per intenderci) attrezzando quindi anche la nuova parte a monte
ma soprattutto diffondendo la prima descrizione completa di
quella che si rivela una bellissima sequenza di pozze e cascate
di rara continuità. Una forra tecnica, profondamente incassata, a
tratti quasi buia e senza scappatoie per gran parte del percorso
ma tutto sommato non difficile. Soprattutto grazie alla portata
d’acqua che, essendo captata a monte, risulta inferiore a quella
naturale altrimenti difficilmente domabile.
Il Bus dei Ladrù viene annoverato tra le classiche ma stenta
a diventare una discesa ambita: poche discese sportive
si susseguono negli anni fino ai nostri giorni e sempre
puntualmente accompagnate dalla solita notizia sul quotidiano
a cui ormai nessuno presta più attenzione. Ma perché?
Parrebbe un epilogo curioso, quello del Bus dei Ladrù ma
ecco la realtà, ben più oscura: l’inquinamento. Inquinamento
da acque bianche nauseabonde, inquinamento da rifiuti di ogni
genere scaricati dalle rive.
La prima parte del greto appare addirittura come una sorta di
discarica a cielo aperto: bottiglie, coperture ma anche carcasse
d’auto, materiale plastico ovunque. Per tutta la discesa ci
accompagna il puzzo degli scarichi saponosi e fognari di
Ossimo, fortunatamente diluiti in basso da alcune risorgive di
acqua limpida.
Lo stupore per le forme scavate nel calcare bianco e la
piacevole tensione delle calate, dei numerosi tuffi presto
lasciano il posto allo sdegno, alla vergogna di appartenere
al genere di chi continua a credere che ogni scarpata sia un
ottima pattumiera naturale.
No, nessuna volontà di fare dell’ecologismo spiccio: solo
la vergogna di vedere tanta bellezza naturale soffocata
dall’ignoranza. Inquinata dal disinteresse di tutti.
C’era una volta el Bus dei Ladrù: dietro casa una delle forre
più belle d’Italia.
Chi non sapeva cosa nascondeva quella valle scura ora può
tranquillizzarsi. Come diceva Messner: hanno ucciso il drago.
SCHEDA TECNICA
nome: Torrente Trobiolo (o Buco dei Ladroni)
località: Ossimo-Annunciata-Cogno (BS)
difficoltà: D (difficile), richiede una perfetta padronanza delle
tecniche di progressione in canyon
quota ingresso: 675 (presa artificiale) o 510 (passerella
AEM)
quota uscita: 259 (chiesa di Cogno)
dislivello max: 416 m
sviluppo: 2000 m
cartografia: Kompass n°103 “Le tre valli bresciane”
1.50.000
stagionalità: da maggio a novembre
acquaticità: 3 (nella scala da 0 a 4)
navetta vetture: 14 km
accesso pedestre: 1 h dalla chiesa di Cogno seguendo il
sentiero e la strada per l’Annunciata
avvicinamento: 10’ - Discesa: 2 + 4 h - Ritorno: 0
ancoraggi: scadenti (maggio 2002)
calata più alta: 22 m - N° calate attrezzate: 25
corde consigliate: 1 da 60 m + 1 di soccorso
vie d’uscita: sì, in vari punti della prima parte. Nella seconda
solo prima degli ultimi quattro salti in corrispondenza di una
passerella di captazione
NOTE: attenzione alla presenza di un grande bacino di
captazione a monte della forra che in caso di guasti alla
centrale rilascia automaticamente l’acqua nel torrente. i lavori
di manutenzione del bacino vengono svolti normalmente nella
prima settimana di agosto.
Informazioni allo 0364.45007
Si ringrazia Francesco Cacace per i dati tecnici.

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