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TrümmelbachTrümmelbach
ESPLORAZIONI

RACCONTO:

NOME TORRENTE: TrümmelBach
Località: Lauterbrunnen (CH)


Lauterbrunnen 14 Dicembre 2007.

A monte di questa GOLA ci sovrastano 4 ghiacciai: EigerGletscher, GuggiGletscher, ChieloumenenGletscher, GiesenGletscher, sono i ghiacciai che per il 50 % ricoprono la superficie della valle e che si originano dai versanti NW delle vette della Jungfrau a 4158 m, il turistico JungfrauJoch a 3475 m, il Monch a 4099 m e la Ovest dell’Eiger a 3970 m. Se passate tranquilli sulla strada guardando la montagna non vedrete niente, ma in mezzo al bosco di abeti ricoperti di neve solo una sottile riga verticale che nasconde l’orrido all’interno, questa gola è l’archetipo del canyon stretto e profondo, quello che avete sognato con timore esiste, si trova qui. Oggi non abbiamo informazione alcuna su questa discesa. Come affrontare questo “mostro” ? Come sopportare il peso psicologico di quest’enorme storia alpinistica (e delle tragedie…) dietro la schiena, la minaccia fisica di questi ghiacciai sopra le nostre teste con tutte le incognite del caso?
Provate a scegliete un periodo freddo d’inverno e almeno il problema dei ghiacciai e della variabilità della portata lo avrete quasi sicuramente risolto. Vi serve ora il coraggio di affrontare il freddo e tutti i problemi che crea all’attrezzatura: moschettoni che non si aprono perché gelano, corde che si stincano come baccalà, ancoraggi incogniti. Nessun errore è concesso, anche “l’abbigliamento” deve essere perfetto. La descrizione “turistica” che si trova sul web ci mostra foto di portate allucinanti d’estate, presagio della poca affidabilità di qualsiasi ancoraggio venga messo dall’uomo. E allora andiamo, e anche fossimo atei ci verrebbe fuori un bel gesto di scaramanzia se non una bella e sentita preghiera, è il momento di abbandonare il sentiero degli uomini per seguire il sentiero dell’acqua, senza via di ritorno possibile.
La roccia è grigio scuro e dove l’acqua la bagna diventa nera, per niente rilassante. A volte non si distingue tra la roccia bagnata ed il ghiaccio, in pratica per non scivolare bisogna seguire l’acqua dove scorre ancora liquida. Dopo la prima calata dalla passerella del sentiero la situazione diventa subito molto delicata (direi piuttosto pesante): le doppie sono sotto cascata e tutte con tronchi incastrati e ricoperti di ghiaccio. La portata fortunatamente è accettabile ma il ghiaccio ai lati delle cascate ci impedisce di evitare il getto d’acqua. Qualche chiodo qua e là c’è ancora, qualcuno è distrutto, qualcuno non c’è mai stato. Chi ci ha preceduto ha fatto il meglio che poteva. Bisogna anche nuotare per attraversare le pozze, abbiamo aspettato un’ondata di freddo ma non è ancora così tanto da gelare le cascate e la superficie delle vasche.
Scendiamo con apprensione la più grande cascata di quasi 50 m, l’altezza l’abbiamo scoperta arrivati al fondo, è un gigantesco toboga incurvato che non consente la visuale fino a metà discesa. Dalla base della cascata avanziamo e dopo pochi metri non vediamo più cosa c’è oltre! Siamo alla profondità di oltre 100 metri e la gola si restringe così tanto che la luce non riesce a filtrare! Dobbiamo tirare fuori la luce frontale, quella che i saggi manuali dicono di portare sempre…, è la prima volta che ci capita di usarla, oggi per una buona ragione. Roccia nera e acqua bianca, un mondo in bianco e nero che dura 5 piccole cascate; proprio qui dove comincia la parte attrezzata per i turisti, ma per noi le luci non sono accese! Usiamo anche una balaustra turistica (l’unica raggiungibile) per una calata dove c’è anche un vitello morto incastrato, un dettaglio spiacevole in un ambiente già stressante. Ancora 5 risalti mai banali e siamo fuori. Un respiro di sollievo. Un’avventura da ricordare.

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