CASAKLOOFINGCEFFIMATERIALESPEDIZIONIBUMESPLORAZIONIFOTOAMICIFILMATILOGININFONEWSLETTERMAPPA

   
LA MAMMA DI TUTTE LE FORRE

LA MAMMA DI TUTTE LE FORRE

di Macio Zuin

"Le Meraviglie del Mondo" è un ricco volume che raccoglie e descrive le montagne, le grotte e i canyon più belli del nostro pianeta; è uno di quei libri che si sfogliano con avidità, che si consumano per il continuo uso. Alla pagina 202, che è una delle più logore, potete leggere:

Cascate Kalambo, Zambia-Tanzania, Africa lo spettacolo impressionante di queste colonne d’acqua che cadono da uno strapiombo di 221 metri […] in 10 chilometri si scende gradualmente di 1000 metri […] la larghezza del fiume può variare da 2 metri nella stagione secca a 30 in quella delle piogge […] alla base della cascata principale il fiume si apre la strada in una gola molto profonda verde e tenebrosa dalle pareti ripide e lucide intagliate in un quarzo precambriano .

Qui la descrizione s’interrompe bruscamente, anche perché da quel punto in giù nessuno ha ancora posato piede; idealmente il nostro compito è quello di poter fornire materiale per poter aggiungere una postilla alla pagina 202:

Alla base della cascata soffia un vento infernale, l’acqua è torbida e increspata e le rocce attorno sono viscide e limacciose, ma basta mettersi al riparo da questa bufera per far pace con la natura.

Si percorre la scivolosa riva sinistra per guadagnare uno scoglio asciutto e riparato.


Simone Maiolini, Matteo Rivadossi, Carlo Tonini e Massimo Zuin, i quattro esploratori italiani che, insieme al boero Pascal Van Duin, percorsero per primi Kalambo River nel 2003 e si calarono su sottili funi dalla cascata principale seconda per altezza di tutta l’Africa, battezzarono con fantasiosi nomi gli angoli più suggestivi della gola, come ad esempio:"La Pozza Del Coccodrillo". L’unica immagine che ritrae i nostri nella suddetta pozza, ideale tuffo da oltre 20 metri, li vede avvinghiati e tremanti, in un gommoncino destinato al trasporto bagagli: potenza del toponimo!Abbandonata quindi ogni velleità sportiva ,dalla "Pozza Del Coccodrillo" il fiume s’incanala destrorso in una stretta frattura, dove le fronde degli alberi cresciuti su livelli soprastanti raggiungono l’acqua della secca stagionale.

La gola si riapre e permette un ultimo saluto alla sommità della grande coda, il flusso s’infrange sullo sfasciume di grossi massi e in breve tempo si giunge a"Piazza Di Spagna", adeguata denominazione della cateratta di dodici metri che fa scivolare sui suoi geometrici passi il volume del fiume. Le radici degli alberi sembrano trattenere in una rete a larghe maglie i grossi blocchi di quarzo.

Ci giungono testimonianze filmate che ritraggono i fatalisti esploratori italiani, mentre abbandonano il gommoncino, forato, per tuffarsi spavaldi da "Piazza Di Spagna"

Da qui un lago ancora torbido fa scorrere il suo contenuto in quella che è stata battezzata "Vulvet Underground", la strettoia più affascinante dell’intero percorso, particolarmente buia e vegetata, con viscide pareti e un intenso profumo di umidità. Sono almeno duecento metri quelli da percorrere nella angusta gola, prima di giungere ad uno slargo, dove si possono riposare i piedi sul greto solido.

Il fiume ora scorre rapido tra le rocce levigate, intervallato da piccole pozze, le rive sono rocciose ma distanti almeno venti metri l’una dall’altra, la vegetazione è rigogliosa e ricopre gran parte delle pareti: "Baboon beach",così chiamata perché, sembra, vi trovarono un nutrita colonia di dispettosi babbuini.

La "Cascata Del Tarzanello" (o per l’ambiente molto simile ai film di Tarzan, o per il crostaceo tarzanello di cui, si suppone, uno degli esploratori era ghiotto.) è una continua discesa d’acqua che in tre ravvicinati salti supera un dislivello di sedici metri. In riva destra è possibile risalire per altri cinque metri per potersi così tuffare nell’enorme lago sottostante (così scrivono i cinque dissennati ). Dalle pareti che lo circondano, che raggiungono e forse superano i cento metri, sgorgano innumerevoli risorgive di acqua limpida che ossigena e accresce quella già presente. Ora la gola si allarga notevolmente e il corso d’acqua diventa un fiume veloce e limpido. In riva sinistra, le tracce della piena lasciano una lunga striscia sabbiosa, che nella stagione secca potrebbe essere utile come luogo per attrezzare un bivacco; dalle descrizioni ottenute, supponiamo che qui si accamparono i già citati italiani, muniti solo di una tenda zanzariera da tre posti.


Da questo punto al villaggio di Chipwa, la strada è breve, in meno di tre ore di cammino in un fiume ormai largo e con rive alte solo qualche metro si raggiungono le prime capanne, dalle quali non è difficile trovare la traccia che porta sulle sponde del lago Tanganika.

Carlo, Massimo, Matteo, Pascal e Simone si sono "bevuti" il Kalambo, corretto Microdin, in soli due giorni, giungendola villaggio stanchi, affamati e di neoprene vestiti.

Gli abitanti, terrorizzati, ricorderanno il 2003 come l’anno in cui il loro fiume sputò cinque uomini bianchi.
CASAINFOKLOOFINGCEFFIMATERIALESPEDIZIONIBUMESPLORAZIONIFOTOAMICIFILMATILOGINNEWSLETTERMAPPA
Made in a Netmoole